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Progetto speciale "L’ULTIMA ESTATE" 07/11/2021

22/09/2021

Opera lirica per voce narrante, quartetto vocale, video ed ensemble strumentale

Musica di Marcello Filotei 

Libretto di Marcello Filotei con la collaborazione di Vincenzo De Vivo, tratto dal libro L’ultima estate. Memorie di un mondo che non c’è più di Marcello Filotei. Introduzione di Papa Francesco (Ascoli Piceno, Fas Editore, 2019). 

Bruno Maderna Ensemble, Conservatorio di Musica “Giovanni Battista Pergolesi”, Fermo
Voce narrante: Greg
Solisti ed Ensemble vocale: Accademia Lirica – Osimo (AN)
Direttore Gabriele Bonolis

Mise-en-espace Cesare Scarton
Impianto scenico e luci Andrea Tocchio
Motion Graphics e video Flaviano Pizzardi
Assistente alla regia Silvia Alù

Una produzione 

  • Fondazione Flavio Vespasiano 

In collaborazione con 

  • Conservatorio di Musica “Giovanni Battista Pergolesi” di Fermo
  • Comune di Fermo
  • Accademia Lirica di Osimo (AN)

Con il sostegno della Diocesi di Rieti e di Ascoli Piceno, e del Vescovo, monsignore Domenico Pompili 
Con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Cultura e del suo Presidente, cardinale Gianfranco Ravasi

Con il contributo economico di Errebian SpA 

CALENDARIO DELLE RAPPRESENTAZIONI

Prima rappresentazione assoluta

  • Domenica 7 novembre 2021 Teatro Flavio Vespasiano – Rieti (Lazio) 

Prenotazioni 328/5361915

Email: info@fondazioneflaviovespasiano.it

Prezzi: € 10 - € 5 (Ridotto)

*Per l'accesso a tutti gli spettacoli è obbligatorio il GreenPass

 

Calendario repliche successive

  • 25 novembre, Fermo Teatro dell'Aquila (Marche)
  • 29 novembre, Foligno Auditorium di San Domenico (Umbria)
  • 30 novembre, L'Aquila Auditorium del Parco (Abruzzo)

Le ragioni di un progetto 

Sono trascorsi cinque anni dal 24 agosto 2016 quando la terra del Centro Italia ha iniziato a tremare, causando devastazione e morte in alcuni comuni di quattro regioni italiane: Lazio, Marche, Abruzzo, Umbria. Era ancora vivo il ricordo del terremoto del 6 aprile 2009 che distrusse L’Aquila e il suo circondario. Eventi di questo genere determinano un radicale mutamento nella vita affettiva e quotidiana di quanti ne rimangono coinvolti, dato che, oltre al lutto e al trauma esistenziale, viene inoltre a smarrirsi il senso di appartenenza a un territorio e a una comunità. Possono contribuire a ristabilire questo legame progetti culturali in grado di ripristinare quelle forme di socialità necessarie al proseguimento della vita.

La proposta di un progetto di teatro musicale diventa dunque, grazie al valore taumaturgico dell’arte, uno straordinario strumento per favorire la rigenerazione di un territorio colpito da un evento, che ha avuto conseguenze devastanti su abitudini di vita profondamente radicate. La ricostruzione materiale e spirituale di un proprio mondo interiore non può che essere agevolata dalla partecipazione alle forme di aggregazione tipiche dell’esperienza teatrale, quanto mai adatte a promuovere la ripresa dello sviluppo armonico e della crescita culturale, intellettuale ed emotiva dell’individuo. 

Il compositore Marcello Filotei è stato duramente colpito nei propri affetti familiari dal sisma del 2016, che alle 3.36 del 24 agosto 2016 ha totalmente distrutto il suo luogo di origine, Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, radendo al suolo in particolare la frazione di Pescara.

Un’esperienza che lo ha privato dei suoi genitori e che ha provocato una violenta cesura nella sua esistenza tanto da spingerlo a fissare in modo indelebile sulla carta il suo dolore per le decine di vite spezzate e per la fine di un mondo alimentato dall'illusione che si potesse vivere per sempre fuori dal tempo. 

È nato quindi il libro L’ultima estate. Memorie di un mondo che non c’è più di tale impatto emotivo e di tale autenticità di accenti da meritare la prefazione di Papa Francesco.

Da quel libro lo stesso Filotei, con la collaborazione di Vincenzo De Vivo, ha tratto un testo da lui musicato e intitolato anch’esso L'ultima estate: un modo per fare memoria e al tempo stesso congelare nella musica il dolore e le speranze di una comunità, che sta ancora lottando per tornare a vivere a pieno quei luoghi. 

Gli autori hanno immaginato una Via Crucis laica, organizzata come un lungo piano sequenza cinematografico nel quale in ogni “stazione” luoghi e personaggi rivivono per qualche momento. 

La protagonista è Alexandra, sorella coraggiosa, che dopo nove ore di resistenza sotterranea, è riemersa dalle macerie e, dopo mesi di cure, è uscita anche dall'ospedale. Accanto a lei orbitano i genitori che non ce l'hanno fatta. Ma prima di raggiungere gli ospedali e conquistare il diritto al dolore, bisogna camminare sulle macerie di un intero paese e, in mezzo a quelle macerie, cercare di riconoscere la propria casa per poter iniziare a scavare.

Durante questo percorso, riemergono personaggi antichi, quasi iconici, che si possono ritrovare in ogni piccolo centro: il Poeta, il Vigile urbano, il Gestore del circolo culturale, il Rivoluzionario, il Fotografo. Alcuni non ci sono più, ma continuano a essere presenti nel racconto insieme a parenti e ad amici d'infanzia. A tessere la trama della storia, che alterna continuamente presente e passato attraverso l'uso della tecnica del flashback, è l'amore per un mondo perduto, il dolore per le persone scomparse e la necessità di provare a comprendere come sia possibile che un luogo del cuore possa tradire chi lo ama.

La voce recitante, che narra in prima persona i fatti, sarà affiancata da un quartetto vocale, utilizzato sia come coro, che commenta gli avvenimenti, sia come serbatoio dal quale trarre di volta in volta una o più voci soliste, che rimandino a un personaggio o a una situazione.

Evitando una rappresentazione realistica della vicenda ed evocando sensazioni e atmosfere più che i luoghi della tragedia, gli autori intendono eleggere un evento contingente a simbolo universale non soltanto del dolore, ma anche dell'incapacità dell'uomo di dominare la natura.

Non si tratta solo di ripercorrere momenti del passato, ma soprattutto di fare i conti con il presente: la spensieratezza è perduta, la memoria è diventata malinconia, ma da qualche parte ci deve essere una speranza. 

Il ricordo di uno dei più tragici eventi del nostro recente passato rappresenta la principale ragione d’essere di questo progetto, che non a caso intende coinvolgere le quattro regioni colpite con rappresentazioni in forma scenica da organizzare presso teatri che hanno sede in ciascuno dei territori interessati.

In tal modo questo progetto potrà contribuire a offrire quel conforto di cui parla Papa Francesco nella sua introduzione al libro di Marcello Filotei: “Prego perché lo Spirito Consolatore unga i ricordi feriti col balsamo della speranza e infonda la fiducia di non essere soli. Il Signore ci invita a fare memoria, a riparare e ricostruire, non solo gli edifici, e a farlo insieme”.